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LA BICICLETTA DI DICEMBRE: L'EDITORIALE
13/12/2011 4:47:00 PM
È in edicola il numero
di dicembre de "La Bicicletta". Leggi l'editoriale "Aiuto, gli Enti low
cost!”.
Ci scrive il dirigente di
una società ciclistica del centro Italia affiliata all’Udace. Ha appena
ricevuto una mail dal suo presidente provinciale. La mail dice: «Ti
aspetto per rinnovare l’affiliazione per il 2012. Affrettati a compilare
il modulo». «Mi sono affrettato - dice il nostro lettore -, ma a
telefonargli. Ho scoperto che il mio presidente provinciale, se gli
avessi mandato il modulo compilato, invece di affiliarmi all’Udace,
l’avrebbe fatto allo Csain, il nuovo ente nato da una costola del mio. È
passato dall’altra parte e non me l’ha nemmeno detto. Gli ho chiesto
spiegazioni, arrabbiandomi di brutto. Mi ha risposto: “Ah, non te
l’avevo detto? Beh, che differenza fa? Mica ce l’ho con l’Udace, sono
brave persone. Ma la nostra tessera costa meno e puoi partecipare a
tutte le gare Udace che vuoi. Sai, di questi tempi bisogna
risparmiare”». Il suo (ex) presidente ha ragione: l’affiliazione Csain
2012 costa metà di quella Udace e la tessera il 40 per cento in meno. E
vale per tutte le corse italiane. Tariffe stracciate. Ma il nostro
presidente di società, come tanti altri dirigenti, crede
nell’associazionismo sportivo, nel partecipare inteso non solo come
pedalare, ma anche come organizzare, dare e darsi delle regole, farle
rispettare, discutere con gli amministratori e con le forze dell’ordine
per ottenere un permesso a svolgere una corsa. E non può pensare che la
tessera di un ente sportivo sia come quella di un supermercato: uso
quella che mi consente di spendere di meno. Non è così, perché gli enti
che gestiscono il ciclismo dovrebbero “riempire i supermercati” di
merce, cioè di corse. Invece, uno o due riforniscono gli scaffali -
lavorando di puro volontariato - e dieci si limitano a fare la spesa
gratis nei supermercati degli altri, usufruendo dei loro servizi, del
loro lavoro, della loro fatica. E facendogli concorrenza al ribasso. Una
beffa inaccettabile. Ma anche una tendenza pericolosa. Quest’anno nasce
l’ente ciclistico “X”, che vende la sua tessera a metà dei prezzi di
mercato. L’anno prossimo potrebbe nascere l’ente “Y”, che fa uno sconto
del 70 per cento e si prende altri diecimila tesserati il cui unico
obiettivo è spendere meno. Tra cinque anni, che interesse (che forze,
che risorse) potranno avere i due soli enti che oggi organizzano davvero
l’attività per andare avanti? Terreste aperto un supermercato che regala
la merce? E che senso avrebbe un mondo dove i ciclisti tesserati siano
trecentomila (il triplo di oggi) e le corse solo un terzo e organizzate
peggio? E cosa succederà quando uno di questi piccoli enti si troverà a
far fronte a un sinistro, a un incidente troppo grande per essere
risarcito dalla sua assicurazione? Non sarebbe ora che qualcuno mettesse
delle regole e un freno a questa situazione prima che anche l’Italia del
ciclismo diventi un Paese di partiti, partitini, correnti e
sottocorrenti? Buon Natale e buona lettura de La Bicicletta! |
| Me l'hanno segnalata,
non riuscirei a scovare da solo certe cose, commentare
queste notizie-pareri è quasi un obbligo, non c'è firma ma non ha importanza,
certamente anche l'autore è in buona fede , ma non si capisce come,
partendo dalla mail del lettore, si arrivi a trattare altri argomenti in
modo abbastanza superficiale, quindi, solo per necessità
di chiarezza vorrei esaminare meglio certe affermazioni, poi giudicate
voi. Nel giudicare tenete presente che una rivista risponde sempre a
molte logiche di mercato, è comunque un prodotto destinato alla vendita,
per noi il ruolo è completamente diverso, siamo una ASD, come
tante, quindi, altro ruolo, altra etica e altri fini. Ecco alcune riflessioni:
- IL MODULO - Nel servizio si parla di modulo, ma di che modulo si tratta ? se
si tratta dell'affiliazione, se sai leggere, non ci dovrebbero
essere dubbi, a meno di firmare sempre tutto a scatola chiusa, per
un buon presidente di ASD certe cose stanno alla base del suo ruolo. Certo
il presidente provinciale poteva anche chiarire meglio, scritta
in quel modo sembra che un modulo vale l'altro, in realtà le cose
non stanno proprio così. Se stai compilando un modulo di
affiliazione, come minimo, devi trovarci scritto a cosa ti stai
affiliando, al di la dei malintesi o dei sottintesi, questa è la
cosa essenziale cui devi badare, già questo dovrebbe spazzare il
campo da possibili equivoci.
- LA COSTOLA E I COSTI - Premesso che l'UDACE non è un Ente ma un'associazione
a suo volta aderente
ad un ente riconosciuto e che non è lo CSAIn ad essere nato da
una "costola" dell'Udace, dico io....ma come si fa a scrivere certe
inesattezze?; Udace, oggi come ieri ha dei propri costi di
affiliazione e tesseramento, con polizze assicurative proprie
in funzione del numero dei propri tesserati; a sua volta si
cerca un ente riconosciuto dal CONI per poter far riconoscere
le proprie ASD che desiderano fruire dei benefici fiscali previsti
dalle leggi vigenti. In questi costi,
oltre alla parte relativa alle coperture assicurative, vi sono anche
altre voci di tipo amministrativo che, forse, un Ente
riconosciuto non ha necessità di sostenere riversandoli non
solo sull'attività specifica bensi, "spalmandoli" sull'intera
gestione delle proprie attività. Del resto, per quanto ci è dato
sapere, anche quando l'Udace era con Csain, non si è mai capito come
mai la stipula delle polizze non sia mai stata gestita
dall'ente patrocinante. Per chi ha un minimo di nozioni assicurative
è normale comprendere che il potere contrattuale varia in funzione
del numero di tesserati in convenzione, quindi, se si tratta su
60.000 tesserati o 800.000, oltretutto con rischi
relativamente più bassi dei soli ciclisti, le cose sono "INTUITIVAMENTE" molto
diverse. Ad esempio, per Csainciclismo i costi sarebbero
ulteriormente più bassi se non fossero stati oculatamente
adeguati i premi alla specifica attività ciclistica, la stessa cosa
dicasi per ASI.
- IL SUPERMERCATO UDACE - Ma la cosa più bella e curiosa è la parte riguardante
l'organizzazione; ora, è vero che Udace è la parte più corposa del
calendario amatoriale italiano ed è anche vero che
gli organizzatori Udace sono quasi tutti veri volontari e
appassionati , tantissime figure più o meno oscure che hanno
fatto diventare grande il movimento. Questo deve essere ben chiaro! quindi, tanti piccoli
supermercati con l'insegna UDACE. I negozianti hanno scelto(quando
ne avevano l'opportunità) tra le catene a disposizione al momento
dell'apertura ed hanno deciso per il più economico e organizzato. Il
mercato, però, evolve di pari passo con la possibilità di informarsi
e di sperimentare nuove realtà; in condizioni di libero
mercato e parità di qualità è evidente che il negoziante possa
decidere di sperimentare, non alla cieca, ma sotto la copertura di un' entità di
controllo che, nel caso del ciclismo amatoriale, è costituito dalla consulta
e dal CONI. Restando nella metafora del supermercato citata
dall'autore, potremmo dire che se si vuole tenere
aperto un supermercato lo si dovrebbe aprire al pubblico, altrimenti si
apre uno spaccio per i dipendenti. Cose talmente ovvie da
sorprendere, ma forse il messaggio che si vuole far
passare è questo: al nostro supermercato entrano solo i soci!
Forse la catena Udace (e chi per essa), non opera per il ciclismo
amatoriale in generale ma solo per i propri soci e per chi,
quando non in possesso di tessera Udace, è ritenuto degno di
potervi accedere, tutto questo a discrezione del gestore del
negozio(discriminazione).
- I CALENDARI - Una verità sacrosanta è invece quella
sostenuta dall'editorialista in merito al riempimento delle merci
nel supermercato, ovvero la necessità di creare calendari
alternativi alla UDACE, altri supermercati ben forniti e liberi a
tutti. Da qualche tempo si è già passati dalle parole ai fatti, non
sarà questa un'evoluzione facile e veloce ma sta già iniziando.
Riguadagnare tutto il terreno perso richiederà un notevole sforzo,
ma, se il progetto è buono, alla fine arriveranno anche i risultati,
tutto questo avverrà anche grazie a tante ASD Udace che
comprenderanno meglio certi meccanismi e decideranno di cambiare
divisa mantenendo inalterate le loro caratteristiche e capacità. Del
resto, se oggi in consulta si sta cercando di "normalizzare
l'attività", a fare le differenze saranno solo, come giusto, le
caratteristiche qualitative ed i costi, tutto il resto dovrebbe
essere conforme agli adempimenti e regole comuni, compresa la
libera circolazione dei tesserati.
- LA SPESA GRATIS - Qualunque tessera amatoriale si abbia,
quando si va a "fare la spesa"(iscrizione alle gare) si versa
una quota di partecipazione, magari inadeguata ma comunque si paga.
Se in consulta si decide che le gare devono essere aperte a tutti i
tesserati dei vari enti, una ragione ci sarà e se non c'è bisogna
cambiare o riadeguare le regole. Vorrei però spendere due parole a
favore delle società organizzatrici di ogni ente, bisognerebbe
guardare negli elenchi di ASD di tutti gli enti, provare ad
evidenziare quelle che organizzano, da li si comprenderebbe il vero
problema multi ente, scoprireste che in ogni ente le società
organizzatrici sono sempre meno del 10% del totale, anche per
Udace la situazione è la stessa, quindi, non è la catena ma il
negoziante a fare la differenza, basta che il negoziante cambi
marchio ed il mercato cambia, l'importante è che non chiuda per
colpa di qualcuno degli enti.
- LA NASCITA DI NUOVI ENTI - Precisando per l'ennesima
volta che Udace non è un ente bensì un'associazione, diremo che di
enti , in Italia, attivi nel ciclismo amatoriale ce ne
sono già abbastanza, forse troppi. E' evidente che se sono nati
questi enti è perché la Federazione non ha voluto o potuto
dedicarsi anche a questa attività. Quindi, a questo punto, sarà il
mercato a fare la differenza ma saranno anche le regole comuni, fare
ciclismo sarà sempre più complesso e selettivo; quando si dice
mercato lo si intende a 360 gradi, ciascuno proporrà il proprio
prodotto e la propria organizzazione, il cicloamatore sceglierà
liberamente sapendo di poter contare sulla supervisione della
consulta ciclistica nazionale, magari si sceglierà un ente per ogni
singola specialità di suo interesse. Il cambio generazionale sta
fortunatamente portando ad una nuova generazione di presidenti e
organizzatori, gente senza paraocchi, gente giovane abituata a
guardare il concreto e non alle tante "chiacchiere"
- I PICCOLI ENTI E I SINISTRI - Diamo alle cose il giusto
nome, i "piccoli enti" citati, sono tutti, comunque, più corposi
dell'associazione Udace, ovvero come già visto all'inizio, hanno
tutti un elevato numero di "convenzionati". Qui bisognerebbe esibire
fatti concreti senza dare per scontato che solo in Udace, in caso di
infortunio o incidente, i tesserati sono garantiti e soddisfatti.
Non è questa la sede per approfondire, basterebbe guardare dentro la
ricca aneddotica e all'elenco dei radiati per aver citato in
giudizio l'associazione; in sostanza vorrei dire che l'equazione :
premi alti = garanzia di risarcimento o soddisfazione più alte,
non funziona! C'è anche altro da guardare, ad esempio i : terzi fra
loro e le franchigie. Meglio per tutti provvedere in proprio con
forme d'integrazione mirate alla tutela della propria integrità e
sicurezza per le relative famiglie. Gli enti, tutti, vi offrono il
minimo richiesto dalla legge e per tantissimi tesserati tutto questo
non è di certo sufficiente.
CONCLUSIONE: IL LOW COST,
di per se stesso, potrebbe sottacere tutta una serie di carenze nei
servizi, quindi comprendiamo certe paure, bisogna stare però attenti a
non strumentalizzare le apparenze, se diamo per scontata le buone fede
dell'autore e la mia, ho cercato di esprimere un altro punto di
vista, un punto di vista di chi vive certe situazioni
dall'esterno(senza tessere o preferenze) ma in continuo contatto con la
base multi ente e federale. A titolo personale considero l'Udace un
associazione benemerita del ciclismo amatoriale e per quanto ha saputo
fare in oltre mezzo secolo di attività, non va però dimenticato che
tutto questo è avvenuto in completo regime di monopolio e sopratutto
quasi senza ricambi ai vertici. Solo da qualche anno, in virtù delle
innumerevoli possibilità di scambio d'informazioni, certe situazioni
sono emerse e valutate con dati alla mano ma , sopratutto,
rendendo pubbliche certe situazioni personali vissute sulla propria
pelle. Tutti conoscono la mia "diffidenza" verso i vertici Udace e
quindi non starò a ripetermi, se però, i praticanti confondono l'Udace
con i suoi vertici e viceversa, fanno bene a continuare a dare la loro
fiducia. In ogni caso, lo scenario sta cambiando anche per loro e tutti
ci auguriamo in meglio. Di sicuro chi ha guardato altrove non lo ha
fatto solo per il "low cost" e sono proprio costoro che stanno
predisponendo la strada per il futuro del ciclismo amatoriale più
democratico e libero; il freno auspicato dall'autore dell'editoriale c'è
già e si sta iniziando ad usarlo, adesso bisogna solo stare
attenti a frenare quando serve. Più che creare nuovi enti sarebbe
certamente meglio nascessero associazioni tra corridori ed
organizzatori, le due componenti principale del ciclismo, in
questo modo si creerebbero nuovi organismi in grado di trattare
direttamente con gli enti allo scopo di rendere finalmente più razionale
e fruibile tutta l'attività ciclistica amatoriale.
G.BRANCACCIO
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LA BICICLETTA DI NOVEMBRE: L'EDITORIALE
4/11/2011 12:42:47 PM
È in edicola il numero
di novembre de "La Bicicletta". Leggi l'editoriale "Cosa succede all'Udace?”.
Succede in Italia: il più
importante organismo del ciclismo amatoriale, l’Udace sessantamila
tesserati, quasi tremila società affiliate, organizzatore del 70 per
cento delle corse che si svolgono nel Paese), è da qualche mese
sull’orlo della dissoluzione senza che nessuno dei suoi dirigenti sia
disposto a discutere pubblicamente l’argomento. L’Udace non ha più il
suo ente di promozione sportiva di riferimento (lo Csain) e non ne ha
ancora trovato uno nuovo, quindi rischia di non far più parte del Coni.
L’Udace ha già perso alcuni dirigenti, società e presidenti provinciali,
le cui dimissioni sono state accolte in silenzio e messe in un cassetto.
L’Udace ha convocato una grande assemblea organizzativa (a Riccione, dal
21 al 23 ottobre scorsi) con tanto di cena di gala. All’appuntamento, il
presidente, Francesco Barberis, si è presentato dicendo in sintesi: «Ci
affilieremo con qualcuno, ma non so dirvi con chi». Sul sito
dell’associazione non una riga di spiegazione o di chiarimento. Il
tam-tam di siti e forum di commenti si è scatenato con le ipotesi più
fantasiose e inquietanti, gli enti concorrenti si sono dati da fare per
le loro campagne acquisti. E il presidente Francesco Barberis, da noi
interpellato tramite la segreteria nazionale, è risultato irreperibile.
Nell’epoca di Facebook e di Twitter, un buco nelle comunicazioni e nella
trasparenza inaccettabile. Nello spazio dedicato alle news dalle
granfondo raccontiamo nei dettagli questa incredibile vicenda. Qui ci
preme dire altro. In Italia, il destino di quasi duecentomila tesserati
ciclisti è nelle mani di sei persone. Il presidente dell’Udace, appunto.
Il presidente e il segretario della Lega Ciclismo Uisp, le cui gesta vi
raccontiamo spesso (a proposito di trasparenza, sul loro sito web è
tanto se compaiono due comunicazioni l’anno). Poi ci sono i tre membri
della Struttura Amatoriale e Nazionale realmente operativi. Uno di loro
è convinto che l’Italia del ciclismo coincida con i cicloturisti del
trevigiano (e forse del Piemonte), l’altro con i sessanta italiani che
praticano la pista. Costoro dispongono, decidono, chiedono finanziamenti
(piccole cifre, per carità), ottengono approvazioni bulgare da consigli
federali obbedienti (Udace, Uisp) o apparentemente disinteressati (Fci).
Di fatto, si muovono senza rendere conto a nessuno del loro operato e
delle loro decisioni. Parliamo di persone sicuramente degnissime, ma
decine di migliaia di persone rischiano di pagarne le conseguenze a
carissimo prezzo senza nemmeno il diritto di essere informate su cosa
stia succedendo. Avviene nel caso dell’Udace, la cui stessa esistenza è
messa in discussione. Ma a voi che leggete e che pedalate grazie alla
tessera di una federazione o di un ente, tutto questo sembra giusto?
Buona lettura de La Bicicletta... |