LEGGETE QUESTA (fonte: La Bicicletta web)

26/12/2011

In edicola
LA BICICLETTA DI DICEMBRE: L'EDITORIALE

13/12/2011 4:47:00 PM


È in edicola il numero di dicembre de "La Bicicletta". Leggi l'editoriale "Aiuto, gli Enti low cost!”.

Ci scrive il dirigente di una società ciclistica del centro Italia affiliata all’Udace. Ha appena ricevuto una mail dal suo presidente provinciale. La mail dice: «Ti aspetto per rinnovare l’affiliazione per il 2012. Affrettati a compilare il modulo». «Mi sono affrettato - dice il nostro lettore -, ma a telefonargli. Ho scoperto che il mio presidente provinciale, se gli avessi mandato il modulo compilato, invece di affiliarmi all’Udace, l’avrebbe fatto allo Csain, il nuovo ente nato da una costola del mio. È passato dall’altra parte e non me l’ha nemmeno detto. Gli ho chiesto spiegazioni, arrabbiandomi di brutto. Mi ha risposto: “Ah, non te l’avevo detto? Beh, che differenza fa? Mica ce l’ho con l’Udace, sono brave persone. Ma la nostra tessera costa meno e puoi partecipare a tutte le gare Udace che vuoi. Sai, di questi tempi bisogna risparmiare”». Il suo (ex) presidente ha ragione: l’affiliazione Csain 2012 costa metà di quella Udace e la tessera il 40 per cento in meno. E vale per tutte le corse italiane. Tariffe stracciate. Ma il nostro presidente di società, come tanti altri dirigenti, crede nell’associazionismo sportivo, nel partecipare inteso non solo come pedalare, ma anche come organizzare, dare e darsi delle regole, farle rispettare, discutere con gli amministratori e con le forze dell’ordine per ottenere un permesso a svolgere una corsa. E non può pensare che la tessera di un ente sportivo sia come quella di un supermercato: uso quella che mi consente di spendere di meno. Non è così, perché gli enti che gestiscono il ciclismo dovrebbero “riempire i supermercati” di merce, cioè di corse. Invece, uno o due riforniscono gli scaffali - lavorando di puro volontariato - e dieci si limitano a fare la spesa gratis nei supermercati degli altri, usufruendo dei loro servizi, del loro lavoro, della loro fatica. E facendogli concorrenza al ribasso. Una beffa inaccettabile. Ma anche una tendenza pericolosa. Quest’anno nasce l’ente ciclistico “X”, che vende la sua tessera a metà dei prezzi di mercato. L’anno prossimo potrebbe nascere l’ente “Y”, che fa uno sconto del 70 per cento e si prende altri diecimila tesserati il cui unico obiettivo è spendere meno. Tra cinque anni, che interesse (che forze, che risorse) potranno avere i due soli enti che oggi organizzano davvero l’attività per andare avanti? Terreste aperto un supermercato che regala la merce? E che senso avrebbe un mondo dove i ciclisti tesserati siano trecentomila (il triplo di oggi) e le corse solo un terzo e organizzate peggio? E cosa succederà quando uno di questi piccoli enti si troverà a far fronte a un sinistro, a un incidente troppo grande per essere risarcito dalla sua assicurazione? Non sarebbe ora che qualcuno mettesse delle regole e un freno a questa situazione prima che anche l’Italia del ciclismo diventi un Paese di partiti, partitini, correnti e sottocorrenti? Buon Natale e buona lettura de La Bicicletta!
 
Me l'hanno segnalata, non riuscirei a scovare  da solo certe cose,  commentare queste notizie-pareri è quasi un obbligo, non c'è firma ma non ha importanza, certamente anche l'autore è in buona fede , ma non si capisce come, partendo dalla mail del lettore, si arrivi a trattare altri argomenti in modo abbastanza superficiale, quindi, solo per necessità di chiarezza vorrei esaminare meglio certe affermazioni, poi giudicate voi. Nel giudicare tenete presente che una rivista risponde sempre a molte logiche di mercato, è comunque un prodotto destinato alla vendita, per noi il ruolo è completamente diverso,  siamo una ASD, come tante, quindi, altro ruolo, altra etica  e altri fini.

Ecco alcune riflessioni:

  1. IL MODULO - Nel servizio si parla di modulo, ma di che modulo si tratta ? se si tratta dell'affiliazione, se sai leggere,  non ci dovrebbero essere dubbi, a meno di firmare sempre tutto a scatola chiusa, per un buon presidente di ASD certe cose stanno alla base del suo ruolo.  Certo il presidente provinciale poteva anche chiarire meglio, scritta in quel modo sembra che un modulo vale l'altro, in realtà le cose non stanno proprio così. Se stai compilando un modulo di affiliazione, come minimo, devi trovarci scritto a cosa ti stai affiliando, al di la dei malintesi o dei sottintesi, questa è la cosa essenziale cui devi badare, già questo dovrebbe spazzare il campo da possibili equivoci.
  2. LA COSTOLA E I COSTI - Premesso che l'UDACE non è un Ente ma un'associazione a suo volta aderente ad un ente riconosciuto e che non è  lo CSAIn ad essere nato da una "costola" dell'Udace, dico io....ma come si fa a scrivere certe inesattezze?; Udace, oggi come ieri   ha dei propri costi di affiliazione e tesseramento, con  polizze assicurative proprie in funzione del numero dei propri tesserati; a sua volta si cerca un ente riconosciuto dal CONI  per poter far riconoscere le proprie ASD che desiderano fruire dei benefici fiscali previsti dalle leggi vigenti. In questi  costi, oltre alla parte relativa alle coperture assicurative, vi sono anche altre voci di tipo amministrativo che, forse, un  Ente riconosciuto non ha necessità di sostenere  riversandoli non solo sull'attività specifica bensi,  "spalmandoli" sull'intera gestione delle proprie attività. Del resto, per quanto ci è dato sapere, anche quando l'Udace era con Csain, non si è mai capito come mai la stipula  delle polizze non sia mai stata gestita dall'ente patrocinante. Per chi ha un minimo di nozioni assicurative è normale comprendere che il potere contrattuale varia in funzione del numero di tesserati in convenzione, quindi, se si tratta su 60.000  tesserati o 800.000, oltretutto con rischi relativamente più bassi dei soli ciclisti,  le cose sono "INTUITIVAMENTE" molto diverse. Ad esempio, per Csainciclismo  i costi sarebbero ulteriormente più bassi se non fossero  stati oculatamente adeguati i premi alla specifica attività ciclistica, la stessa cosa dicasi per  ASI.
  3. IL SUPERMERCATO UDACE - Ma la cosa più bella e curiosa è la parte riguardante l'organizzazione; ora, è vero che Udace è la parte più corposa del calendario amatoriale  italiano ed è anche vero che gli organizzatori Udace sono quasi tutti veri volontari e appassionati  , tantissime figure più o meno oscure che hanno fatto diventare grande il movimento. Questo deve essere ben chiaro! quindi, tanti piccoli supermercati con l'insegna UDACE. I negozianti hanno scelto(quando ne avevano l'opportunità) tra le catene a disposizione al momento dell'apertura ed hanno deciso per il più economico e organizzato. Il mercato, però, evolve di pari passo con la possibilità di informarsi e di sperimentare nuove realtà;  in condizioni di libero mercato e parità di qualità è evidente che il negoziante possa decidere di sperimentare, non alla cieca, ma sotto la copertura di un' entità di controllo che, nel caso del ciclismo amatoriale, è costituito dalla consulta e dal CONI. Restando nella metafora del supermercato citata dall'autore, potremmo dire che se si vuole tenere aperto un supermercato lo si dovrebbe  aprire al pubblico, altrimenti si apre uno spaccio per i dipendenti. Cose talmente ovvie da sorprendere, ma forse  il messaggio che si vuole far passare è questo: al nostro supermercato entrano solo i soci! Forse la catena Udace (e chi per essa), non opera per il ciclismo amatoriale in generale ma solo per i propri soci  e per chi, quando non in possesso di tessera Udace, è  ritenuto degno di potervi accedere, tutto questo a discrezione del gestore del negozio(discriminazione).
  4. I CALENDARI  - Una verità sacrosanta è invece quella sostenuta dall'editorialista in merito al riempimento delle merci nel supermercato, ovvero la necessità di creare calendari alternativi alla UDACE, altri supermercati ben forniti e liberi a tutti. Da qualche tempo si è già passati dalle parole ai fatti, non sarà questa un'evoluzione facile e veloce ma sta già iniziando. Riguadagnare tutto il terreno perso richiederà un notevole sforzo, ma, se il progetto è buono, alla fine arriveranno anche i risultati, tutto questo avverrà anche grazie a tante ASD Udace che comprenderanno meglio certi meccanismi e decideranno di cambiare divisa mantenendo inalterate le loro caratteristiche e capacità. Del resto, se oggi in consulta si sta cercando di "normalizzare l'attività", a fare le differenze saranno solo, come giusto, le caratteristiche qualitative ed i costi, tutto il resto dovrebbe essere conforme agli adempimenti e  regole comuni, compresa la libera circolazione dei tesserati.
  5. LA SPESA GRATIS - Qualunque tessera amatoriale si abbia, quando si va  a "fare la spesa"(iscrizione alle gare) si versa una quota di partecipazione, magari inadeguata ma comunque si paga.  Se in consulta si decide che le gare devono essere aperte a tutti i tesserati dei vari enti, una ragione ci sarà e se non c'è bisogna  cambiare o riadeguare le regole. Vorrei però spendere due parole a favore delle società organizzatrici di ogni ente, bisognerebbe guardare negli elenchi di ASD di tutti gli enti, provare ad evidenziare quelle che organizzano, da li si comprenderebbe il vero problema multi ente, scoprireste che in ogni ente le società organizzatrici  sono sempre meno del 10% del totale, anche per Udace la situazione è la stessa, quindi, non è la catena ma il negoziante a fare la differenza, basta che il negoziante cambi marchio ed il mercato cambia, l'importante è che non chiuda per colpa di qualcuno degli enti.
  6. LA NASCITA DI NUOVI ENTI - Precisando per l'ennesima  volta che Udace non è un ente bensì un'associazione, diremo che di enti , in Italia,  attivi nel  ciclismo amatoriale ce ne sono già abbastanza, forse troppi. E' evidente che se sono nati questi enti è perché  la Federazione non ha voluto o potuto dedicarsi anche a questa attività. Quindi, a questo punto, sarà il mercato a fare la differenza ma saranno anche le regole comuni, fare ciclismo sarà sempre più complesso e selettivo; quando si dice mercato lo si intende a 360 gradi, ciascuno proporrà il proprio prodotto e la propria organizzazione, il cicloamatore sceglierà liberamente sapendo di poter contare sulla supervisione della consulta ciclistica nazionale, magari si sceglierà un ente per ogni singola specialità di suo interesse. Il cambio generazionale sta fortunatamente portando ad una nuova generazione di presidenti e  organizzatori, gente  senza paraocchi, gente giovane abituata a guardare il concreto e non alle tante "chiacchiere"
  7. I PICCOLI ENTI E I SINISTRI - Diamo alle cose il giusto nome, i "piccoli enti" citati, sono tutti, comunque, più corposi dell'associazione Udace, ovvero come già visto all'inizio, hanno tutti un elevato numero di "convenzionati". Qui bisognerebbe esibire fatti concreti senza dare per scontato che solo in Udace, in caso di infortunio o incidente, i tesserati sono garantiti e soddisfatti. Non è questa la sede per approfondire, basterebbe guardare dentro la ricca aneddotica e all'elenco dei radiati per aver citato in giudizio l'associazione; in sostanza vorrei dire che l'equazione : premi alti = garanzia di risarcimento o soddisfazione più alte,  non funziona! C'è anche altro da guardare, ad esempio i : terzi fra loro e le franchigie. Meglio per tutti provvedere in proprio con forme d'integrazione mirate alla tutela della propria integrità e sicurezza per le relative famiglie. Gli enti, tutti, vi offrono il minimo richiesto dalla legge e per tantissimi tesserati tutto questo non è di certo sufficiente.

CONCLUSIONE: IL LOW COST, di per se stesso, potrebbe sottacere tutta una serie di carenze nei servizi, quindi comprendiamo certe paure, bisogna stare però attenti a non strumentalizzare le apparenze, se diamo per scontata le buone fede dell'autore e la mia, ho cercato di  esprimere un altro punto di vista, un punto di vista  di chi vive certe situazioni dall'esterno(senza tessere o preferenze) ma in continuo contatto con la base multi ente e federale. A titolo personale considero l'Udace un associazione benemerita del ciclismo amatoriale e per quanto ha saputo fare in oltre mezzo secolo di attività, non va però dimenticato che tutto questo è avvenuto in completo regime di monopolio e sopratutto quasi senza ricambi ai vertici. Solo da qualche anno, in virtù delle innumerevoli possibilità di scambio d'informazioni, certe situazioni sono emerse e valutate con dati alla mano ma , sopratutto,  rendendo pubbliche certe situazioni personali vissute sulla propria pelle. Tutti conoscono la mia "diffidenza" verso i vertici Udace e quindi non starò a ripetermi, se però, i praticanti confondono l'Udace con i suoi vertici e viceversa, fanno bene a continuare a dare la loro fiducia. In ogni caso, lo scenario sta cambiando anche per loro e tutti ci auguriamo in meglio. Di sicuro chi ha guardato altrove non lo ha fatto solo per il "low cost" e sono proprio costoro che stanno predisponendo la strada per il futuro del ciclismo amatoriale  più democratico e libero; il freno auspicato dall'autore dell'editoriale c'è già e si sta iniziando  ad usarlo, adesso bisogna solo stare  attenti a frenare quando serve. Più che creare nuovi enti  sarebbe certamente meglio nascessero  associazioni tra corridori ed organizzatori, le due componenti principale del ciclismo, in questo modo si creerebbero nuovi organismi in grado di trattare direttamente con gli enti allo scopo di rendere finalmente più razionale e fruibile tutta l'attività ciclistica amatoriale.

G.BRANCACCIO

 

PS. particolare curioso, lo scorso mese l'editoriale era del seguente tenore, ve lo allego per parità di giudizio (stessa fonte web) e come probabile buona fede dell'autore
In edicola
LA BICICLETTA DI NOVEMBRE: L'EDITORIALE

4/11/2011 12:42:47 PM


 

È in edicola il numero di novembre de "La Bicicletta". Leggi l'editoriale "Cosa succede all'Udace?”.

Succede in Italia: il più importante organismo del ciclismo amatoriale, l’Udace sessantamila tesserati, quasi tremila società affiliate, organizzatore del 70 per cento delle corse che si svolgono nel Paese), è da qualche mese sull’orlo della dissoluzione senza che nessuno dei suoi dirigenti sia disposto a discutere pubblicamente l’argomento. L’Udace non ha più il suo ente di promozione sportiva di riferimento (lo Csain) e non ne ha ancora trovato uno nuovo, quindi rischia di non far più parte del Coni. L’Udace ha già perso alcuni dirigenti, società e presidenti provinciali, le cui dimissioni sono state accolte in silenzio e messe in un cassetto. L’Udace ha convocato una grande assemblea organizzativa (a Riccione, dal 21 al 23 ottobre scorsi) con tanto di cena di gala. All’appuntamento, il presidente, Francesco Barberis, si è presentato dicendo in sintesi: «Ci affilieremo con qualcuno, ma non so dirvi con chi». Sul sito dell’associazione non una riga di spiegazione o di chiarimento. Il tam-tam di siti e forum di commenti si è scatenato con le ipotesi più fantasiose e inquietanti, gli enti concorrenti si sono dati da fare per le loro campagne acquisti. E il presidente Francesco Barberis, da noi interpellato tramite la segreteria nazionale, è risultato irreperibile. Nell’epoca di Facebook e di Twitter, un buco nelle comunicazioni e nella trasparenza inaccettabile. Nello spazio dedicato alle news dalle granfondo raccontiamo nei dettagli questa incredibile vicenda. Qui ci preme dire altro. In Italia, il destino di quasi duecentomila tesserati ciclisti è nelle mani di sei persone. Il presidente dell’Udace, appunto. Il presidente e il segretario della Lega Ciclismo Uisp, le cui gesta vi raccontiamo spesso (a proposito di trasparenza, sul loro sito web è tanto se compaiono due comunicazioni l’anno). Poi ci sono i tre membri della Struttura Amatoriale e Nazionale realmente operativi. Uno di loro è convinto che l’Italia del ciclismo coincida con i cicloturisti del trevigiano (e forse del Piemonte), l’altro con i sessanta italiani che praticano la pista. Costoro dispongono, decidono, chiedono finanziamenti (piccole cifre, per carità), ottengono approvazioni bulgare da consigli federali obbedienti (Udace, Uisp) o apparentemente disinteressati (Fci). Di fatto, si muovono senza rendere conto a nessuno del loro operato e delle loro decisioni. Parliamo di persone sicuramente degnissime, ma decine di migliaia di persone rischiano di pagarne le conseguenze a carissimo prezzo senza nemmeno il diritto di essere informate su cosa stia succedendo. Avviene nel caso dell’Udace, la cui stessa esistenza è messa in discussione. Ma a voi che leggete e che pedalate grazie alla tessera di una federazione o di un ente, tutto questo sembra giusto? Buona lettura de La Bicicletta...

 
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Siamo andati a cercare l'intervista di cui parla Gian Luca ed eccovela. Giudicate voi