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INTERVISTA A BIAGIO NICOLA
SACCOCCIO Vice presidente CSAIn - responsabile e coordinatore nazionale CSAInciclismo 29/10/2011 a cura di G.Brancaccio |
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vedi anche l'intervista su Ruote
Amatoriali Alla mia solita maniera, ovvero, cercando di non essere maleducato ma, come qualcuno mi ha definito "un personaggio scomodo ma coerente", ho richiesto ed ottenuto questa intervista dal sig. Biagio Nicola Saccoccio, un'intervista con scambio di e-mail, come preferisco, con questo sistema si ha sempre la possibilità di avere documenti originali, giusto per non rischiare smentite sulla veridicità dei contenuti. Dicevo, preferisco questo sistema per averci gia sbattuto contro il naso, dovessi infatti rendere pubbliche certe e-mail di alcuni esponenti UDACE , rileggendole,ci sarebbe dal morir dal ridere (o piangere),tutta roba che darebbe qualche delusione e tante conferme al grande capo UDACE. Non rappresento nessuno, ho modo di avere qualche conoscenza in giro, da loro mi arrivano le più disparate richieste e perplessità, e visto che la verità la trovi più correttamente alla fonte, ho pensato di non cercare altre strade e di interpellare il responsabile della "novità" in campo cicloamatoriale. E' incredibile come molta gente "tema" ad esporsi pubblicamente, ma li capisco. Ovviamente ho messo in preventivo anche i possibili commenti negativi che questa iniziativa susciterà da parte di alcuni "fedelissimi udacini", la cosa non mi crea nessun tipo di problema(non posso essere squalificato a vita o radiato), derivo anch'io da quella parte e la mia esperienza me la sono fatta a suon di maledizioni da una parte e di ricerche approfondite dall'altra. Il mio unico scopo è di conoscere un pò meglio il coordinatore della nuova (relativamente) realtà amatoriale per valutare e sottoporre, anche al visitatore, alcuni aspetti dell'uomo e delle sue idee anche con l'ausilio dialcune immagini a complemento del quadro generale. Non ci interessa l'aspetto atletico ma ci fa piacere apprendere che stiamo discutendo con qualcuno che in bicicletta c' è salito anche per gareggiare Nell'intervista il sig. Saccoccio parla di "dirigenti responsabili" che , per essere tali, devono tenere sempre in evidenza le critiche e gli appunti al pari degli elogi; le critiche servono , a volte, a riconsiderare certe prese di posizione e/o, in alternativa a consolidare le proprie convinzioni; l'importante è partire con il piede giusto facendo tesoro delle esperienze negative, le premesse ci sono e il prossimo step riguarderà i fatti concreti. Priorità, quindi, a tesseramento e affiliazioni, subito a ruota una serie di contatti con tutte le persone di buona volontà di mentalità aperta e lungimiranti per instaurare un nuovo tipo di dialogo che possa portare a quei calendari alternativi multiente che stanno tanto a cuore al sottoscritto. G.Brancaccio PS. in fondo all'intrvista trovate alcune foto di un Saccoccio ciclocrossista e dirigente ed un'altra intervista rialasciata e pubblicata dall'organo ufficiale CSAIn
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La prima domanda; come ha conosciuto ciclismoaltomilanese? Immagino che per certe nostre scelte e per le convinzioni anti udacine abbia di noi , o meglio del sottoscritto, una certa “immagine” negativa, la cosa, ci tengo a dirlo è voluta e perseguita con la massima ostinazione, ritengo altresì, di averlo fatto con la massima educazione, che mi dice a proposito? Innanzi tutto prima di dare delle specifiche risposte alle sue domande, alle quali rispondo con piacere, tengo a dire che lo farò con la dovuta obiettività, attenendomi a fatti concreti senza soffermarmi in sterili polemiche che non appartengono al mio agire. Ciò premesso, vengo a questa sua domanda. Io ho cercato (ovviamente cerco tuttora) di adempiere al mio ruolo dirigenziale con equilibrio e con quel giusto piglio di autocritica che, credo, debba appartenere alle persone dotate di un minimo di buonsenso e lungimiranza, quindi, ho seguito da sempre e con attenzione, le vostre (come di altre) pubblicazioni "anti udace" ( come lei le definisce). Pur non essendo spesso d'accordo con l'accento di ciò che leggevo, ho ritenuto i suoi scritti sempre utili ad interrogarmi sulle problematiche del settore. Quindi a mio avviso il suo giudizio critico è stato un ulteriore mezzo di riflessione. Il che, per un dirigente attento, risulta utile, quindi, personalmente non ho mai avuto un'immagine negativa della sua persona. Anzi, tutt'altro! Questa non è una domanda ma una precisazione necessaria. In ambiente UDACE ho avuto modo di incontrare un ristretto numero di personaggi “viscidi” , non ho un termine migliore per rendere l’idea di persona che dice una cosa e ne fa un’altra, con una predisposizione alla manipolazione della realtà; ovvio che per esprimere questo tipo di giudizio la persona la devi aver frequentata o quantomeno valutata su basi “oggettive”, poi il giudizio è sempre, ovviamente, soggettivo. Per contro la maggioranza di UDACINI è fatta di persone squisite e operative come ne trovi poche in giro. Anche lei è stato e sarà giudicato in base ai fatti, intanto però le devo dare atto che, come rappresentante in consulta, è stato uno di quelli che ha dato ascolto, quantomeno quello, mi rendo conto che ascoltare non significa dare ragione ma è già qualcosa, il saper ascoltare è una buona dote di tutti i dirigenti che poi devono decidere. Questo forse le farà vedere le cose in una luce diversa da quella usata fino a ieri. Per poter proseguire era necessaria questa precisazione. Rispondo, partendo dal fatto concreto che l'UDACE è fatta di persone squisite operative e per bene, aggiungo anche che , inoltre, vi è un nutrito gruppo dirigente che per soddisfare le istanze comuni agli associati supera anche situazioni conflittuali e concettuali (io ho la presunzione di annoverarmi tra questi); infine, vi è un altro gruppo di dirigenti che per preconcetti o interessi di parte, è persino capace di arrivare a stravolgere la realtà. Non aggiungo altro! Io esigo di essere giudicato in base ai fatti, il problema è che spesso i giudizi (negativi ovviamente) , vengono da persone che guardandosi allo specchio vi vedono riflessa l'immagine di altri, non la propria. Lei tempo fa, intrattenendomi su problematiche relative al mio ruolo in consulta, ebbe a dirmi di aver riscontrato nel mio modo di agire una chiara obiettività, quasi meravigliandosi. Quindi è lei stesso che affermò, e credo può tutt'ora farlo, che è da tempo che le cose vedevo con la luce diversa, non dico che necessariamente sia quella giusta.
Il presidente UDACE continua a cavalcare l’assoluta autonomia economica dell’associazione UDACE rimproverando ad “altri” il sostentamento da contributi pubblici, può essere che tra questi “altri” intendesse anche lo CSAIn ? potrebbe essere questo uno dei motivi del divorzio ? anche il nuovo ente di riferimento Udace è beneficiario di contributi, quindi? Lei che dice? Intanto va subito evidenziato che chi si avvale di contributi pubblici è nelle giuste prerogative per averne. Poi, se il presidente udace rimarca l'autonomia economica dell'organismo da lui diretto, e nel diritto di farlo. Anche se non è del tutto obiettivo quando parla dell'utilizzo dei sostentamenti pubblici. E' ovvio che volesse intendere anche lo CSAIN. E mi spiego meglio, pur senza entrare nei particolari: quanto si è parte integrata di una struttura finanziata, come lo è stato udace nello CSAIn, come conseguenza di questa situazione si è riconosciuti anche ufficialmente per le attività sportive delegate, quindi, nella fattispecie, udace ha usufruito di alcune derivazioni dei progetti sportivi di CSAIn e di ciò che ne consegue, oltre a supporti pratici e di carattere funzionale. Ripeto, soffermasi su questo è ormai del tutto inutile, certo è che udace non ha solo beneficiato dei requisiti dell'ordinamento sportivo per gli affiliati! Ognuno faccia le proprie deduzioni. Comunque non è stato questo il motivo di "divorzio". Per quanto attiene al nuovo Ente, cosi detto di "riferimento", sono aspetti che non mi toccano e su cui le risposte le darà il tempo. Da ciò che lei e Udace scrivete, alla fine non si capisce cosa diavolo è successo esattamente, il presidente UDACE parla di rapporti guastatisi nel tempo ma non indica esattamente i punti essenziali, lei può dire qualcosa in più, almeno per quanto le consta? Il presidente UDACE dice che, se divorzio c’è stato, non è certo per colpa di Udace. Se preferisce o ritiene opportuno non approfondire nei dettagli la comprendiamo , ma almeno a grandi linee cosa si è guastato in modo così irreparabile?? Nonostante la mia sofferta decisione di lasciare l'udace, non posso che riconoscere che la stessa è stata una parte importantissima della mia vita, e tale rimarrà. Intanto va precisato che la situazione associativa UDACE è unica nel suo genere e, sicuramente, non sarebbe soggetta a vincoli particolari se la sua attività non fosse sportiva, bensì di altro genere. Ciò premesso, per dare una appropriata risposta a questa domanda bisognerebbe fare l'intera analisi dell'associazionismo UDACE e suoi correlati all'ordinamento sportivo italiano. Brevemente: al riguardo bisogna ricordare le motivazioni che con la soppressione dell'ENAL indussero diverse associazioni, che già operavano sotto tale egida, ad aderire a CSAIN quale EPS riconosciuto dal CONI ecc. Ci sono stati poi avvicendamenti normativi che hanno portato ad una sempre maggiore fiscalizzazione e formalizzazione dell'intesa più genericamente stipulata nel lontano 1981. Sin sul finire degli anni 90 il CONI eccepì l'anomala posizione di udace in CSAIn, e questo a seguito delle già intercorse normative, tuttavia il problema prese ulteriore corpo con l'istituzione del Registro Coni e con l'entrata in vigore della Legge 289/2002, più specificatamente all'art. 90 della stessa (Ho avuto modo di costatare che al riguardo il dott. Grilli si spesso intrattenuto sulle vostre colonne, quindi ritengo che la questione sia ben nota). Da qui la sempre maggiore attenzione da parte degli uffici CONI deputati al controllo delle applicazioni normative, quindi, la imprescindibile e doverosa esigenza di CSAIN a far si che gli iter, oltre ad essere codificati, fossero opportunamente rispettati. Così quindi le indispensabili e condivise determinazioni degli ultimi anni, comunque ben rappresentate dai documenti ormai di dominio pubblico (come noto, prima condivisi e poi rigettati, se pur in presenza di indipendente operatività).
Nel frattempo, nel 2003 il CONI aveva reclamato l'adeguamento statutario che ponesse tutti gli aderenti consociati CSAIn (affiliati e soci) sullo stesso piano e con medesimi diritti. Cosa che trovò una parte di CSAIn in disaccordo e da cui scaturì la scissione e l'istituzione di ASC, fondata dalla frangia minoritaria. Da questo derivò che, pur in presenza della salvaguardia di autonomie amministrative delle strutture specialistiche, affilati e soci entrarono a far parte in modo diretto anche di CSAIn, con i conseguenti benefici formali previsti. A seguito di queste innovazioni statutarie, condivise da Udace, ogni associato ha acquisito il diritto formale a partecipare, e con pieno titolo, alle assemblee CSAIN a tutti i livelli associativi, tant’è che in modi assolutamente condivisi, molti di questi ne rivestono tutt'ora ruoli istituzionali nello stesso, e di cui io stesso ne ero espressione. Lei ricorda che il presidente parla di "rapporti guastatosi nel tempo". Questi rapporti "guastati" li deve aver percepiti solo lui, a me non risultano. Cosa posso aggiungere se non supporre che, evidentemente, tanta democrazia era in contrasto con le sue personali opinioni e con lui anche alcuni dei suoi sapienti seguaci, tanto da giungere alle determinazioni deliberate nell'ultima seduta di consiglio. Se io, come altri colleghi, avessimo ritenuto che le colpe fossero attribuibili a CSAIn, non avremmo certo fatto le scelte operate. Comunque il presidente è nelle facoltà di pensarla come crede e di agire di conseguenza. Ovviamente non condivido, ma non sta a me giudicare le sue idee. Gli atti parlano diversamente. In ogni caso non credo che può aver, e ritengo non abbia, la presunzione di parlare per tutti gli associati udace. Ma per una maggiore semplificazione, voglio anche ricordare che quanto tracciato non riguardava solo udace, ma tutte le associazioni specialistiche aderenti allo CSAIn. Allo stato dei fatti nessuna di queste, ha mai avuto da ridire o lamentarsene.
Al di la di quanto visto penso che ora, più che in passato, ci si debba interessare di più del nuovo scenario e delle concrete possibilità di sviluppo di questa nuova entità, un’entità che sulla carta dovrebbe aver acquisito la necessaria esperienza per non partire con il piede sbagliato, ha già abbozzato un’ipotesi di scadenziario ? presumo che un’organizzazione nuova abbia bisogno di messe a punto non da poco, lei parla di attività, per il 2012 di tipo PROMOZIONALE , cosa intende esattamente? Per dare questa risposta vi è bisogno di una premessa; partendo da un presupposto preciso e su un dato oggettivo che, nonostante i punti di vista divergenti, ho sempre riconosciuto a Barberis, cosa che faccio tutt'ora. Mi riferisco alla mia "maturazione dirigenziale" che non ha luogo nelle mie sole obiettive e integerrime determinazioni (magari anche con un minimo di competenza) ma, grazie anche alle deleghe conferitomi dal consiglio e da Barberis in prima persona, che oltre ad essere produttive alla vita associativa dell'udace stessa, hanno fatto si di confrontarmi (al di la di CSAIn) anche con l'universo sportivo, con le sue problematiche generali, e con le stesse istituzioni dello stato. Da quanto premesso scaturisce la risposta stessa alla sua domanda. Quindi, l'esperienza non è mai abbastanza, comunque la consapevolezza di non essere uno sprovveduto credo di averla acquisita. Come detto, l'udace è stata e rimane una parte importante della mia vita, pertanto nei miei intendimenti non trova spazio l'intenzione di contrastarla, come, pur non condividendo, serberò rispetto di colleghi che la pensano diversamente da me. Quindi, questo progetto non trattasi per me di una nuova entità ma il dare continuità a qualcosa di preesistente a tutto vantaggio degli associati, ovviamente di quelli che la riterranno giusta e quindi percorribile. Non nascondo che le difficoltà ci saranno, ma il democratico apparato che si sta mettendo in campo ritengo possa fronteggiarle e superarle. Relativamente all'attività promozionale, si intende tale principalmente tutta una serie di condizioni operative (peraltro come anche evidenziate nella circolare relativa al tesseramento), che, come deliberato dal consiglio nazionale, sono in deroga alle norme organiche di attuazione; queste deroghe spaziano dall'ausilio di commissioni finalizzate sul territorio, alla direzione e coordinamento da parte della struttura nazionale CSAINciclismo e di tutto ciò che è conseguenza dell'attività, in un'intesa condivisa con la periferia, con gli altri EPS e la stessa F.C.I., sopperendo anche laddove ve ne fossero particolari necessità di ordine pratico. Abbiamo visto che avete già predisposto un piano assicurativo rispondente agli adempimenti di legge e mi chiedo, ma si fa così in fretta a portare avanti certi discorsi ? ma com’è possibile avere quote così decisamente diverse e inferiori ad UDACE? La gente si chiederà, ma sarà una cosa sera o è buttata li tanto poi si vedrà? Predisporre piani assicurativi non è semplice e nemmeno si realizzano in fretta. Di certo, se questi temi vengono affrontati con chiarezza e con la dovuta determinazione, supportati anche dalla certezza di ciò che si rappresenta, l'interlocutore ha basi concrete su cui poggiare la contrattazione, quindi, da qui i tempi relativamente brevi. Non vorrei soffermarmi sulle quote diverse da udace, tengo a precisare che invece quelle di CSAIn sono in linea con gli altri Enti di Promozione, perché, pur tenendo conto degli alti rischi derivanti dalla pratica ciclistica, in virtù delle centinaia di migliaia di associati dell’Ente è possibile una più vantaggiosa condizione di contrattazione . Va però tenuto anche in opportuna evidenza che le tessere associative del ciclismo (mi riferisco alla realtà CSAIn) hanno un costo di tredici volte superiore alle "generiche" previste per le altre discipline, pur avendo in se contemplato anche una quota destinata al territorio. Contrattazione assicurativa che oggettivamente udace non può mettere in campo causa la sua attività monotematica. Tengo ad evidenziare che le altre "specialistiche" aderenti a CSAIn, proprio al fine di ottimizzare i costi utilizzano la stessa polizza di CSAIn, ma su questo udace non ha mai istaurato un dialogo di intesa. Quando si stipula un contratto, e in questo caso con un'entità di prestigio, non lo si fa mai tanto per "buttarla li". D'altronde un contratto si basa unicamente su dati concreti e mai superficiali. Proprio in virtù dello scarso tempo a disposizione sono rimasti da perfezionare alcuni aspetti migliorativi della polizza base infortuni tesserati, con integrazioni agli stessi requisiti previsti per le altre tessere di carattere multidisciplinare che, comunque, non andranno ad incidere sui costi pubblicati. Quanto appena letto ci stupisce non poco e presumo creerà qualche riflessione ai lettori più attenti; ma andiamo avanti e andiamo al concreto, se una ASD decide di affiliarsi allo CSAIn come deve fare e a chi si deve rivolgere da oggi?
Che tipo di attività intendete svolgere sempre riferito al confronto con UDACE?
Innanzi tutto va ancora una volta precisato che l'attività non intende svolgersi in riferimento ad udace o in antitesi con la stessa, tutt'altro, bensì in ottemperanza ai requisiti previsti per lo sport per tutti e in perfetta intesa con tutti gli EPS e F.C.I., quindi dando corpo a tutte le attività che il ciclismo amatoriale prevede. Sarete sempre in consulta? La presenza in consulta è imperativa e lo sarà in modo determinato e con l’impegno ad attività condivise in un rispetto di tutte le entità, ovviamente certificate dagli imprescindibili requisiti previsti dall’ordinamento sportivo nazionale, nonché dal CONI. Come noto in Consulta ho un ruolo ufficiale in perfetta intesa con gli altri componenti in rappresentanza di tutti gli EPS. Ritengo che il lavoro fatto in questi ultimi 20 mesi sia stato importante per l'intero movimento, quindi il mio impegno (come degli altri componenti), e degli stessi EPS, sarà quello di continuare nella comune intesa. Sono certo che sarà così!
Ma oggi è possibile svolgere attività ciclistica amatoriale al di fuori della consulta ? e se si con che modalità e rischi eventuali? Io ritengo espressamente di no. Come ritengo che nessun Ente possa esimersene. L'ordinamento sportivo detta regole precise cui tutti devono attenersi. Se cosi non fosse, non sarebbe nemmeno necessario, per delle entità non riconosciute CONI, cercare "protezione" nell'ambito ufficiale. Pertanto non credo che il ciclismo amatoriale accreditato, come del resto lo stesso CONI, possa tollerare situazioni anomale. Gli EPS questo lo sanno bene, quindi agiranno di conseguenza e gli inadempienti non potranno che subirne le conseguenze. Allo stato lei crede di poter contare su ex colleghi per portare avanti il suo discorso o presume di avere già fondate speranze di poter contare su un certo numero di presidenti di ASD che decideranno di passare al nuovo ? Io, come lo stesso CSAIn, non siamo dei presuntuosi, quindi sappiamo bene che per la riuscita di questo progetto di continuità è indispensabile l'apporto di qualificati colleghi che, a tutti i livelli, ne condividono gli ideali, nonché sull'apporto di una fondamentale rete condivisa sul territorio. Tuttavia, credo che in questi anni qualcosa di positivo ho prodotto, quindi suppongo anche di essermi meritato un minimo di credibilità come persona. I presidenti di ASD, oltre ad essere certi delle garanzie formali e fiscali che solo un EPS può certificare, non dovranno pensare di passare a qualcosa di nuovo, perché in effetti i veri motori dell'attività erano e resteranno loro. Di nuovo troveranno di certo delle agevolazioni economiche e la consapevolezza di non essere soggetti ad imposizioni che prevaricano lo spirito sportivo e del ciclismo amatoriale in particolare; trovando quindi condizioni operative condivise dall’universo sportivo, noi gli saremo vicini affinché possano soddisfare le loro aspettative. Ciò detto, in questi giorni ho avuto lusinghieri consensi anche da territori numericamente importanti. Devo supporre che un "pochino" di credibilità dobbiamo averla suscitata. Cosa direbbe ad una asd per perorare la causa dello CSAIn? Quali sono i punti di forza che lei ritiene validi per richiamare affiliati? Perché un affiliato UDACE dovrebbe passare , o meglio, restare nello CSAIn? Senza apparire immodesto, ritengo che forse il miglior modo di perorare la causa CSAINciclismo sia quella contemplata nella serenità e l'obiettività con la quale rispondo alle sue puntuali e specifiche domande, come con la serietà e l'operatività con la quale, se pur in pochissimo tempo, stiamo mettendo a punto tutto l'apparato strutturale per dare reali e tempestive opportunità agli associati. Entro il mese di novembre verrà reso noto il calendario di campionati di carattere nazionale relativo a tutte le specialità, iniziando sin da gennaio con il ciclocross, dando quella continuità a ciò che sono abituati a vivere. Tuttavia non si possono non rimarcare tutti gli altri aspetti sin qui detti e la certezza formale e fiscale che l'EPS gli garantisce.
Anche voi avrete un unico modulo di affiliazione? Ovvio che si, lo stesso contempla anche la contestuale possibilità della ASD di disciplinare anche sport diversi dal ciclismo. Come garantire la possibilità di certificazione di ulteriori servizi logistici e pratici agli associati, mi riferisco in particolare alla possibilità di erogare alimenti e bevande nei rispettivi circoli ricreativi secondo le normative. Inoltre gli stessi associati del ciclismo, oltre alla specifica attività, hanno facoltà di partecipare con la stessa tessera alle altre discipline sportive e non, in quanto la tessera di base, oltre a contemplare garanzie prettamente ciclistiche, prevede anche la copertura assicurativa multidisciplinare. Anche voi avrete una presidenza ed un consiglio di presidenza per la sezione ciclismo? Gli organi statutari sono e rimangono quelli istituzionali. Tuttavia a fronte della particolarità del ciclismo, il C.N. ha deliberato per un responsabile nazionale coordinatore e su un finalizzato gruppo dirigente che coordina vari settori di attività che vanno a formare il consiglio di presidenza di CSAIncislismo.
Mi faccia capire meglio, il responsabile nazionale è comunque un consigliere nazionale CSAIn, e gli altri del gruppo dirigente? Saranno nominati o eletti? Avranno solo poteri tecnici gestionali o anche autonomia economica?
Sarò più esplicito; per ovvie e intuibili ragioni, al momento il ruolo di coordinatore e responsabile nazionale è stato attribuito alla mia persona, che si avvarrà della collaborazione sia di attuali consiglieri eletti che, di soci reperiti tra gli esperti del settore e investiti di specifica nomina del C.N. Superata questa fase "così detta promozionale", con l'adeguamento normativo ratificato dall'assemblea, vi saranno condizioni elettive per il settore. La conduzione della struttura sarà prettamente tecnica, amministrativa e organizzativa, mentre la gestione economica si integrerà con la gestione generale dell'Ente. Altra cosa sarà invece per le strutture territoriali, le quali godranno, nel rispetto delle normative, di autonomia economica di competenza ed alle quali, come supporto, è destinata anche una quota del tesseramento. Cosa c’era e c’è in UDACE che voi sicuramente non avrete? La "conduzione" ! Avrete bilanci pubblici o rendiconti? Lo CSAIn in quanto EPS è obbligato alla presentazione dei bilanci al CONI, di conseguenza pubblici. Qual è la cosa che sicuramente non farete mai? Prevaricare gli ideali dello sport per tutti. Come intende attuare la democrazia interna alla sezione e come intende coinvolgere la base ? Dalle risposte precedenti credo se ne intuisca l’impostazione. Sintetizzo solo dicendo che le scelte saranno condivise e migliorarle strada facendo proprio avvalendoci delle esperienze e suggerimenti della base. Il ciclismo amatoriale a Milano avrà regole particolari rispetto a quello, ad esempio, di Palermo o Roma? Le direttive, come è ovvio che sia, avranno norme univoche, ma proprio in virtù di quell' aspetto promozionale ( a carattere temporaneo) prima accennato, ogni situazione territoriale sarà oggetto di attenta analisi, regolamentandone le strutture anche in base ad esigenze particolari e, in ottemperanza a necessità di contingenti situazioni locali. Voglio sperare che in tema di apertura gare farete ciò che , a parte UDACE, si sta già facendo ovunque, ovviamente previo controllo della commissione in consulta? Credo di aver già risposto in precedenza contestualmente all’espressione di altri pensieri. In ogni caso ribadisco che le gare organizzate da ASD affiliate a CSAINciclismo saranno disciplinate secondo i deliberati della consulta nazionale e comunque aperte alla partecipazione degli associati di tutti gli EPS e FCI. Mi scusi ma anche su questo vorrei capire meglio, in questo approfitto della sua conoscenza e della sua esperienza in consulta, se Udace resterà in consulta come ACSI avrà due alternative, gare aperte a tutti o gare chiuse; siccome il lupo perde il pelo ma non il vizio e siccome è palese che certi “baroni”, come li chiamo io, non stanno a sentire neppure il capo, che tipo di scenario si prospetta in caso di inadempimenti palesi? Lei non crede che a questo punto sia meglio per tutti che UDACE chiuda tutte le sue gare 365 giorni all’anno dando modo a chi non è d’accordo di migrare altrove? Ultimo quesito, supponiamo che UDACE dica di voler fare tutte gare chiuse lasciando agli organizzatori la possibilità di “aprirle” in modo selettivo e personale, infrange qualche regola o normativa? In primo luogo va definita la figura di udace in Consulta, entità che può figurarvi solo tramite l'EPS riconosciuto CONI. Sarà l'EPS (così detto di riferimento!!!) che dovrà far valere verso udace le regole comportamentali che il CONI impone agli EPS. Tra l'altro va detto che l'Ente che lei citato è stato tra i primi in consulta a contrastare le posizioni di udace, non credo che ora possa agire diversamente e rinnegare il tutto. In ogni caso, gli impedimenti palesi e i contrasti con gli altri Enti, non possono che essere oggetto di attenzione da parte di chi in Italia governa lo sport: il CONI. Non mi intrattengo su gare chiuse udace ecc. la vera entità dell'udace sono le società affilate, ritengo che queste non hanno interesse ad estraniarsi dal mondo dello sport ufficiale per avvallare circostanze che possono far comodo solo ai pochi cosi detti "baroni". Abbia pazienza ma ho cercato di trasferire nell’intervista tutti i dubbi e le perplessità che raccolgo, dubbi e perplessità con una storia alle spalle e visto che Udace cambia partner ma non le teste è molto probabile che per mantenere unito il gregge si cerchino escamotage vari a seconda del territorio e delle persone, è quasi ovvio e scontato che se Udace aderisce alle regole comuni della consulta in pochi mesi rimane con i soli nostalgici e innamorati, il che, tutto sommato, potrebbe anche essere un bene per tutti, una sorta di isola felice riservata a pochi eletti (sto ironizzando ovviamente), lei che dice? Dico che Lei ha racchiuso la risposta nella sua stessa domanda: concordo con la sua analisi. Comunque ciò che ho detto in precedenza evidenziava anche questi aspetti comportamentali che valgono da Trieste a Trapani. Una delle affermazioni che va per la maggiore qui da noi è la seguente: “io non ho preferenze particolari per UDACE, indicami un calendario che copra tutto l’anno senza limitazione di sorta, alternativo a quello UDACE, ed io cambi subito ente”; a Milano abbiamo già il movimento di Valter Mariotti che ha dato ottimi risultati, la sua zona operativa è però abbastanza ristretta, cosa si sente di poter rispondere a questa gente? In realtà, io non ho la sensazione di tutto questo entusiasmo per le gare UDACE, l’unica vera chance sono le tante gare in calendario, che si può fare? Non pensa che bisognerebbe aprire un dialogo con tutte le forze in campo per vedere di mettere insieme questo benedetto calendario alternativo? Sarebbe disposto a discutere, in Lombardia e nel resto d’Italia, con tutti gli enti aderenti in consulta (+FCI), per stilare dei calendari comuni di gare aperte a tutti a livello regionale in modo tale da evitare concomitanze dannose per tutti armonizzando l’attività nel rispetto delle rispettive autonomie, magari anche con singoli organizzatori UDACE ? La risposta sarebbe lunga e articolata, e forse anche noiosa. Partiamo dalla fine: credo che in più occasioni ho ribadito che lo CSAIn intende fare ciclismo (ma non solo), in una perfetta intesa con tutti gli EPS e la stessa F.C.I., quindi è scontato che a livello territoriale bisogna concordare calendari condivisi, senza esclusioni di nessuno ed è con questi principi che si pone. Per quanto riguarda le limitazioni abbiamo già detto. Tuttavia, un dirigente obiettivo e ligio ai disciplinati di un'etica sportiva degna di questo nome, non può pensare di impostare e limitare il suo impegno su contrapposizioni, ritengo che i valori sono altri. In primo luogo lavorare per quell'intesa comune connaturata nello "sport per tutti" a prescindere di quale "casa" il praticante sceglie. Per questo sto lavorando. Walter Mariotti, se pur operando in una zona ristretta, ha dato esempio delle potenzialità che il mondo del ciclismo amatoriale può esprimere, che vanno al di la di ogni preconcetto e dell'Ente in cui si opera, rendendo un utile servizio al movimento ciclistico, cosa che va tenuta nella debita considerazione, nonché da imitare. Vorrei poterle fare altre domande relative agli anni in UDACE ma presumo sia meglio soprassedere, le sue dimissioni sono comunque un indice chiaro, non importa di chi sia la colpa sta di fatto che è mancata la necessaria intesa e quando non c’è intesa è meglio smettere, ciascuno dirà che è colpa dell’altro, a noi interessa solo valutare questa nuova opportunità per il ciclismo amatoriale, non importa da dove provenga purché si arrivi a ridimensionare l’egemonia UDACE, se però vuole aggiungere qualcosa dica pure liberamente noi riporteremo fedelmente. Ritengo improduttivo ritornare su un passato che per me è stato, e rimane, un patrimonio inestimabile, ma che se pur importante, è ormai passato, quello che conta non è fare sterile polemica sulle varie posizioni ma guardare avanti senza avversioni. Posizioni, che se pur non condivise, rimangono comunque espressione dei singoli e quindi, a mio parere, non commentabili e nonostante tutto da portarvi rispetto. Io mi limito a riportare una accorata frase di una lettera pervenutami in questi giorni da un mio caro amico (che era e resta tale) relatore ai recenti lavori congressuali per i 55 anni di udace, che mi diceva: “ non si possono buttare a mare 20 anni di impegno, crescita, "formazione", "investimenti" - io ho semplicemente risposto che : “sono stati altri ad averli buttati a mare, a me rimangono, anzi ne faccio tesoro, ed è anche ripartendo da questo patrimonio che continuo il mio percorso di vita”.
Quest’ultima domanda però non me la posso risparmiare, al limite non mi risponderà ed io comprenderò; dopo la sua esperienza, mi può dire quanto vale una vice presidenza Udace, con questo presidente, in termini di prestigio? Mi spiego meglio, quanto liberta operativa e quanta soddisfazione da essere la seconda carica UDACE, ma soprattutto a lei che è già vicepresidente CSAIn cos’ha dato in più? Se non rispondessi a questa domanda non mi sentirei la persona decisa e sicura che credo di essere. Come detto, nonostante quest'ultimo periodo che ha portato il presidente Barberis a prendere delle posizioni - per me - incomprensibili , ritengo di essere stato - a mio avviso meritatamente - considerato e stimato, ed essere stato un vicario degno, anche se in modo poco appariscente e delimitato nel ruolo. Il solo problema è che talvolta il caro presidente Barberis è stato solito agire in modo poco attinente alla realtà dei fatti e quindi finiva anche di trovarsi in contrasto con me, cosa accaduta di sovente nell'ultimo anno. Le ultime vicende ne sono la logica conclusione. Con questa domanda mi da anche modo di dire che se ultimamente, invece di "intimarmi" condizioni di silenzio, mi fosse stato permesso di parlare negli incontri congressuali (non parlo di assemblee, perché in tale circostanze questa limitazione, se pur non condivisibile, è organicamente stabilita), avrei potuto esprimere anche le mie motivazioni alla base e forse ora starei a parlare di altro. Ciò detto, a parte il prestigio, che non so a quanto effettivamente serva, le mie soddisfazioni sono racchiuse nella mia onestà intellettuale e nell'opera prestata in 27 anni di udace (tra provincia e nazionale) a favore degli associati. Cosa ha dato di più in funzione della mia figura di vicario anche in CSAIn? Di certo mi ha dato delle responsabilità che ho sopportato e assunto in virtù degli interessi dell'udace stessa, tutelandone la figura in tutte le sedi e salvaguardarne la sua identità. Ora qualcuno si permette delle illazioni riconducendo questo mio sofferto impegno ad interessi personali. Questa è la "gratificazione" che mi è stata esternata per i miei 27 anni di dedizione all'udace. Quello che per me conta è il non aver mai barattato la dignità di cui vado fiero. Il resto conta poco, anzi nulla.
Grazie e in bocca al lupo, se serve aiuto noi siamo qua l’importante è la coerenza tra intenti e fatti concreti, ci tenga informati Sono io che ringrazio Lei e quanti in questi giorni mi testimoniano fiducia e mi spronano a dare ulteriore corpo ai miei convincimenti. |
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