LETTERA APERTA di ARNALDO PRIORI 

07/02/2008

L’antidoping

 

Questa mia lettera, vuole essere un tentativo di smuovere un tabù (l’antidoping) che tutti auspicano esserci, ma del quale esiste una quasi totale mancanza di informazione sulle metodologie per attuarlo in modo corretto, nel rispetto della dignità e della privacy dei soggetti interessati.

Chiunque è interessato può inviare la sua opinione e/o la sua esperienza purché si rimanga nell’argomento, le lettere firmate saranno pubblicate, quelli che vorranno mantenere l’anonimato, potranno dichiararlo e le loro lettere saranno pubblicate senza firma dopo essere passate al vaglio del webmaster e/o del sottoscritto che assumendosene la responsabilità, scarteranno quelle con frasi offensive e comunque non pubblicabili.

Parlo dell’antidoping.

L’argomento è molto delicato, e pertanto sarebbe auspicabile che le federazioni e/o gli enti che lo attuano, emanassero dei regolamenti chiari ed esaustivi a cui gli atleti si possano e debbano attenere, altrimenti gli stessi cadrebbero (come è più volte accaduto) vittima di volta in volta di preposti di turno che il più delle volte recepiscono a modo loro quanto emanato dall’organo di appartenenza.

In occasione del campionato Italiano a staffetta, ho intervistato un’atleta vincitrice, che alla domanda: Quest’anno hai vinto tutto meno l’Europeo, perché non vi hai partecipato, la stessa ha risposto: Si, all’Europeo non ho partecipato perché in occasione del controllo antidoping di Garbagnate, ho preso freddo e mi sono ammalata.

Memore di quanto capitato anche l’anno precedente, dove gli atleti venivano prelevati bagnati, sudati e infangati subito dopo l’arrivo e condotti nella sala dei controlli, ho affermato: “ I controlli antidoping servono a tutelare la salute degli atleti, ma se vengono fatti con delle metodologie che ne mettono a repentaglio la salute fisica, è demenziale farli in quel modo”.

L’affermazione che mi sento di sottoscrivere, è probabilmente stata recepita in modo non corretto ed ha suscitato qualche perplessità.

Leggendo accuratamente il “Regolamento Organico e Tecnico dell’Udace” nelle pagine relative all’articolo 50 – CONTROLLI MEDICI ANTIDOPING, noto delle discrepanze ma soprattutto una totale mancanza di informazione sul comportamento che possono/debbono tenere gli atleti chiamati al controllo.

Le società organizzatrici devono predisporre una sala con acqua corrente, per il prelievo dei liquidi biologici da analizzare.

Mi domando se la regola (una sala) vale anche là dove vi siano sorteggiati di ambo i sessi?

Si afferma che l’intervento dei medici non è preavvisato (cosa non sempre vera), comunque in caso di più partenze si verifica un trattamento discriminatorio tra coloro che partono per primi, che non sanno dei controlli, e coloro che seguono nelle partenze che ne sono a conoscenza.

Sarebbe quindi auspicabile che tutti gli atleti fossero messi in condizioni di assoluta parità senza discriminazioni, con  un’informazione uguale per tutti, che può essere data al momento della partenza.

Ai concorrenti è fatto obbligo subito dopo l’arrivo o al momento del foglio d’arrivo se previsto di informarsi se vi è il controllo.

Una domanda sorge spontanea: Ma allora se uno si ritira può andarsene indisturbato, in quanto non tenuto a firmare il foglio d’arrivo? il fatto è veramente accaduto, eppure il soggetto ritirato che non si è presentato ha avuto i suoi bei grattacapi.

Ma la frase sopra sottolineata apre un grande interrogativo:

Se il concorrente si deve informare alla firma del foglio d’arrivo, se vi è l’antidoping, nel momento che viene prelevato subito dopo l’arrivo, può negarsi e andare a cambiarsi, pulirsi e coprirsi, nel rispetto di quanto stabilito dall’articolo 50?

E se lo fa, incorre in qualche sanzione considerato che si attiene a quanto scritto nel regolamento Organico e Tecnico dell’ente?

Queste anomalie e mancanza d’informazioni si ripercuotono soprattutto sui soggetti più deboli e indifesi, che per paura di incorrere in errore accettano qualsiasi richiesta, mentre altri soggetti più “scafati” abituati ai controlli da anni di militanza ad alti livelli non si lasciano influenzare e prima di presentarsi ai controlli, si preoccupano di mettersi prima nella condizione di non prendere malanni, poi si recano al controllo anche con mezz’ora di ritardo, come è successo a Garbagnate senza incorrere in sanzioni, evidentemente perchè il loro comportamento rientra nelle regole.

A chiusura di questa mia intendo chiarire in modo chiaro ed inequivocabile che auspico in futuro controlli antidoping sempre più efficienti e che siano effettuati sempre più assiduamente e che i soggetti trovati non in regola siano allontanati definitivamente dall’ambiente amatoriale, il tutto però nel rispetto della dignità e dell’integrità fisica delle persone sottoposte ai controlli, partendo dal presupposto che al momento del controllo tutti sono puliti e degni di rispetto.

                                                                  Arnaldo Priori

ndr se intendete dire la vostra scrivete all'autore(arnaldopriori@alice.it) o al webmaster

le mail pervenute verranno aggiunte qui sotto, inserite in ordine decrescente di data, la prima che trovate è l'ultima ricevuta.
----- Original Message -----
From: <dario.grazioli@bticino.it>
To: <arnaldopriori@alice.it>
Sent: Thursday, February 21, 2008 1:21 PM
Subject: antidoping



Gentile Arnaldo,
leggo con interesse tutte le informazioni e quant'altro venga dibattuto sul
tema; ho letto attentamente le sue puntuali precisazioni e quelle inviate
dalle persone successive. Noto con piacere che l'attenzione sul tema è
altissima e altrettanto importanti sono le aspettative.
Sono un ciclista, agonista e presidente di un gruppo ciclistico affiliato
all'UDACE tra i più vecchi della provincia di Varese; posso solo aggiungere
che la gente è veramente stanca di competere con concorrenti che inducono
al "sospetto", ma le certezze in questa materia mai esisteranno, se non
dietro controlli che dovrebbero essere sostenuti dalla nostra associazione.
Sono aumentati i costi d'iscrizione alle gare, tanto che ci si aspettava un
"cambiamento di rotta" significativo, ma  alla lunga non c'è stato.
Immaginavo non fosse economicamente possibile sostenere controlli
frequenti, ma mi aspettavo che almeno alle gare titolate si potesse
assistere veramente ad un segnale forte da parte delle autorità competenti.
In questi ultimi due anni ho assistito a tre situazioni in cui il controllo
è stato effettuato ed i risultati sono stati purtroppo amari.
 Allora invece che puntualizzare sui cavilli del regolamento UDACE, perché
non sollecitare, magari attraverso i corrispettivi comitati, controlli più
frequenti.
Il miglior deterrente per l'antidoping è la presenza e la severità dei
controlli.
Nella speranza che veramente si cominci a fare sul serio, la saluto.
DG.


Dario Grazioli
Dir. Industriale-Metodi Centrali
Tel.:  0332-279511
Fax:  0332-260659
E-mail: dario.grazioli@bticino.it
 

ricevuta il 08/02/2008

 

 

Salve,

volevo dirle la mia in merito a quanto da lei scritto sul sito www.ciclismoaltomilanese.com

Il discorso sul tema antidoping in campo amatoriale meriterebbe ampie pagine, le faccio al volo una precisazione, lei cita il regolamento Udace, in campo amatoriale il Coni, che dovrebbe regolamentizzare lo sport in Italia, ha deciso che i controlli saranno esclusivi del Ministero della Salute che utilizzerà il protocollo della Wada, niente a che vedere con quanto riporta l'Udace. Quanto da me affermato glielo trasmetto in allegato.

Con più calma sarei lieto di scambiare altre opinioni con lei.

 

Marco Silvani

 

 


Per motivi di spazio ho estrapolato con copia-incolla un pezzo che tocca l’argomento trattato tra quanto inviatomi da Marco Silvani

A.P.

Buon giorno Marco

Ho letto con molta cura e attenzione quanto da lei trasmesso, è i miei dubbi, anzi certezze sono aumentate!

Il mio intervento e la mia provocazione, non vogliono toccare TUTTI i punti del sistema, occorrerebbero fiumi d'inchiostro e anni di lavoro, ma toccare un singolo punto molto importante perchè può condizionare la salute degli atleti sottoposto a controllo, punto che da un'attenta lettura di tutte le procedure poste in atto non viene neppure sfiorato, ma leggermente sottointeso lasciando alito a interpretazioni singole.

Premesso che per moltissimi passaggi si entra nei minimi particolari della procedura,nel punto da me toccato c'è un pressapochismo allarmante.

Nella "NORMATIVA SPORTIVA ANTIDOPING DEL CONI CONTROLLI ANTIDOPING, sintesi e procedure" si legge:

"L'atleta deve presentarsi quanto prima al controllo e comunque entro l'orario se specificato dalla notifica." 

Due domande mi sorgono spontanee:

  1. quanto è, prima possibile, (se non specificato dalla notifica) appena scesi di bicicletta o dopo essersi fatti la doccia  cambiati e rifocollati, attenzione tutto il discorso nasce per quelle gare tipo il ciclocross, ma anche quando si corre sotto le intemperie e si arriva sporchi e bagnati con temperature atte a prendere malanni, diverso è quando si corre con la bella stagione sull'asciutto.
  2. La notifica mi fà pensare ad un atto ufficiale con documento scritto, quindi vale ugualmente un avviso verbale?

Anche il punto successivo, dà adito a interpretazioni, quando si dice: "L'atleta deve essere sotto la costante osservazione visiva e diretta del personale addetto alla sessione dei prelievi, dal momento della notifica fino alla produzione del campione.

 

Una attenta lettura di questo comma mi fa pensare che l'atleta a cui viene notificato il controllo, possa andare tranquillamente al proprio mezzo di appoggio,  cambiarsi, pulirsi, coprirsi e dissetarsi, e che tocchi a colui che porta la notifica di seguire lo stesso, tenerlo a vista e attendere che lo stesso si porti al controllo antidoping.

Allora se questa è la normativa perchè in tutte le occasioni in cui sono stato testimone diretto, agli atleti è sempre stato notificato verbalmente di presentarsi sollecitando di farlo il più veloce possibile, e nel caso in cui l'atleta se ne è andato non è stato seguito a vista?

Chiudo non dimenticando che la normativa da lei inviata è del CONI, e dichiarando che pur essendo un attento osservatore e lettore delle normative, non conosco quali siano le normative  in uso dall’Udace, non avendo mai avuto l'occasione di poterla leggere, eppure dalle varie letture si evince che gli atleti dovrebbero essere informati dai propri enti di tutti i passaggi riguardante l'argomento in oggetto

con stima Arnaldo Priori

 

Le rispondo velocemente sull'ultima parte della sua intelligente risposta, dove mi dice che quella che le ho inviato io è la procedura del Coni mentre non conosce quella attuata dall'Udace, secondo me l'unica procedura valida è quella del Coni che non dimentichiamoci, dovrebbe "fare" le regole di tutto lo sport Italiano, non solo quello federale, se lei legge attentamente e lo avrà sicuramente fatto, non è contemplato un controllo antidoping amatoriale al di fuori del Ministero della Salute. Un'ultima cosa ma non meno importante, non dimentichiamoci che l'Udace non è riconosciuta dal Coni, è lo Csain che è riconosciuto dal Coni, a mia precisa domanda dove chiedevo come comportami ove ci fossero stati controlli non attuati dal Ministero della Salute, mi è stato risposto di chiamare i carabinieri e di fare presente quello che stava accadendo.

A presto

 

Marco Silvagni


 

Molto benen ha fatto il lettore Marco Silvani cominciando a mettere un punto fermo dal quale si deve partire.

Essendo la materia molto più complessa di quanto appaia, viste le notevoli implicazioni penali che da qualche anno sono previste dalla legge ordinaria, lo scorso autunno, da un incontro tra ministeri  e CONI è scaturito il seguente atto d'intesa. Subito dopo, si è avuto anche una riunione della consulta ciclistica nazionale (da cui sembra assente l'UDACE CSAIn) in cui i maggiori enti di promozione cercano di istituire una commissione di lavoro che si dedichi esclusivamente alle questioni legate alle problematiche doping, e quando si parla di problematiche non si parla solo di metodologie o sostanze, ma di informazione preventiva e metodiche di comunicazione tra enti  e tra tutte le parti in causa.

Nonostante molta gente si riempie la bocca di tante parole, credo che allo stato l'ignoranza regni sovrana per la fran parte dei soggetti interessati, primo tra tutti chi scrive ma il mio interesse non è da parte in causa.

Riepilogando, sembra che i controlli per amatori siano di pertinenza del Ministero della salute attraverso tutti  i suoi laboratori regionali accreditati, non sembra ce ne siano molti ma la situazione è in fase evolutiva, sono stati stanziati parecchi quattrini per informare gli utenti e cercare di far funzionare meglio il sistema. Arnaldo tratta dei punti in particolare che, a mio avviso, riguardano più l'organizzazione interna agli enti, o per meglio dire, degli incaricati dagli enti, che mettano in atto tutte le misure necessarie (e la cosa non è per nulla complicata)per fare in modo che, pur nel rispetto delle regole base, si tenga conto del rispetto e della privacy delle persone, affidando l'incarico di espletare tali incombenze a personale preparato e attrezzato allo scopo.

Certo, sarebbe bello e auspicabile che un atleta trovasse regole e comportamenti identici sotto qualsiasi egida, per fare questo è necessario che gli enti di promozione procendano di concerto, per il momento sembra che l'UDACE abbia deciso di camminare da sola, ma alla fine questo dovrà essere l'obiettivo da perseguire.

Per entrare nel merito, provo a dare la mia interpretazione ai quesiti di Arnaldo :

  • Prima possibile; per me significa letteralmente: avvisa il corridore che deve fare il controllo, digli di prendersi la biancheria per cambiarsi e seguilo verificando che lo faccia nel modo più celere possibile, accompagnalo nel locale antidoping ed affidalo a chi deve seguire la parte che viene dopo. Certo, ci vuole un po di gente per fare tutto questo, bisogna organizzarsi(persone, megafoni e ogni altro mezzo). Se poi si trova il modo (e si può), di fare tutto con un minimo di anticipo,  tanto di guadagnato. Nella peggiore delle ipotesi, per fare quanto descritto servono solo pochi minuti. Certo non è ammissibile che uno vada a cambiarsi per proprio conto e si presenti autonomamente quando ritiene opportuno. Molto più spesso di quel che si pensa, succede che un atleta abbia difficoltà di minzione e a volte passano ore in attesa, quindi si deve necessariamente essere preparati anche a questo, il medico aspetterà tutto il tempo che serve, ma il soggetto deve essere sempre nei locali sotto sorveglianza.
  • La notifica; vale ovviamente la notifica verbale effettuata da un componete di giuria o altro incaricato ufficiale inequivocabilmente riconoscibile
  • Controllo visivo; piaccia o non piaccia è così, ogni norma è frutto di esperienze precedenti, senza il controllo visivo le provette si possono riempire in altri modi; si potrà dire....ma le donne?....bisogna attrezzarsi anche per quello.
  • Le normative in uso all'UDACE; non possono essere altro che quelle del CONI, su questo non ci possono essere dubbi, qui si parla di leggi dello stato, demandate al CONI in quanto massima autorità per tutti gli sport delle federazioni ed enti di promozione sportiva; l'UDACE in realtà è lo CSAIn e quindi fa parte degli enti di promozione e come tale si deve assoggettare a quelle direttive, se riterrà opportuno potrà unirsi agli altri enti della consulta e contribuire al perfezionamento dell'interscambio di informazioni

Personalmente penso che, come Arnaldo(salvo che non l'abbia volutamente fatto per provocare), pochi abbiano chiare queste procedure, tanto meno chi è arrivato al ciclismo da adulto e, cosa più grave, lo stesso vale anche per le persone che dovrebbero invece essere informatissime; il mio parere è che la smania di dimostrare di fare i controlli ha portato, qualche volta, a commettere abusi che un atleta informato non avrebbe mai subito o quanto meno ne avrebbe preteso la verbalizzazione.  Il corridore è tenuto ad informarsi, questa è la scappatoia che viene sempre tirata in ballo.

G.Brancaccio

PS l'ho fatta un po lunga, ma almeno abbiamo qualche documento in più da divulgare e soppesare.

Lotta al doping, più controlli, prevenzione e ricerca
Il Ministro della Salute Livia Turco e il Ministro delle Politiche Giovanili e delle Attività Sportive Giovanna Melandri hanno sottoscritto con il Presidente del CONI Giovanni Petrucci un Atto di intesa in materia di lotta al doping.
L'Atto ha lo scopo fondamentale di rendere più efficace il sistema italiano di prevenzione e contrasto del doping, creando uno stabile coordinamento tra la "Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive", istituita ex lege 376/2000 presso il Ministero della Salute, e la Commissione CONI-NADO, che opera presso il Comitato Olimpico Nazionale Italiano.

Il coordinamento riguarda in primo luogo l'attività antidoping e, al fine di ampliare i settori dello sport controllati, prevede programmi di controllo che abbiano come target non soltanto gli atleti di vertice o che gareggiano nello sport professionistico, ma anche quei settori giovanili ed amatoriali nei quali il fenomeno si sta espandendo in maniera preoccupante.
Si è concordato, quindi, di riservare alla Commissione CONI-NADO i controlli sullo sport agonistico di livello nazionale ed internazionale, in aderenza a quanto previsto dal Codice mondiale Antidoping dell'Agenzia mondiale Antidoping (WADA). Alla Commissione interministeriale sono affidati, invece, principalmente i controlli sanitari antidoping sulle attività sportive non agonistiche ed agonistiche non aventi rilievo nazionale. Tale coordinamento si è reso ancor più necessario considerando che l'Italia è in procinto di ratificare la Convenzione internazionale contro il doping nello sport promossa dalla Conferenza generale dell'UNESCO e già firmata da 140 paesi.

L'Intesa consente inoltre di razionalizzare le risorse, evitando inutili sovrapposizioni, attraverso una programmazione annuale concordata di interventi che verrà verificata con cadenza almeno trimestrale e riconosce un'importanza strategica alla prevenzione del doping. Il Ministero della Salute in tale ottica sta incoraggiando le Regioni ad istituire Laboratori antidoping regionali, come previsto dalla legge. Dare maggiore rilievo alla prevenzione a livello locale permetterà alle Regioni stesse di svolgere un ruolo diretto per la prevenzione di tale fenomeno. I laboratori regionali svolgeranno, infatti, un ruolo fondamentale nelle attività di controllo ma anche di verifica, attraverso le sezioni di analisi clinica, di coloro che si sono esposti a sostanze vietate per doping.
Attualmente è stato riconosciuto il primo Laboratorio regionale della Toscana; sono in via di accredito i laboratori del Piemonte e del Veneto. Si auspica che entro breve tempo anche altre Regioni del Centro Sud possano presentare domanda di accreditamento.
Attraverso campagne di formazione ed informazione, mirate principalmente ad aumentare le conoscenze sui danni alla salute derivanti dall'uso od abuso di sostanze vietate per doping, si cercherà di raggiungere il maggior numero di praticanti l'attività sportiva, specialmente giovani, coinvolgendo sia le istituzioni sportive quali le Federazioni sportive e gli Enti di promozione, sia le istituzioni scolastiche.

Quest'anno il Ministero della Salute ha pubblicato un bando mettendo a disposizione circa 900.000,00 euro per finanziare campagne di prevenzione che coinvolgano direttamente i giovani studenti ed i praticanti le attività sportive.
Nel campo della ricerca l'Atto di Intesa crea positive sinergie. Con la collaborazione del CONI, infatti, si potranno individuare le nuove frontiere del doping, validare nuove metodiche analitiche antidoping e verificare i possibili danni alla salute. In particolare il Ministero della Salute ha attivato quattro bandi di ricerca investendo per ognuno 1.200.000,00 euro. L'iniziativa rappresenta una peculiarità del nostro ordinamento. L'Italia è, infatti, uno dei pochissimi Paesi ad investire risorse finanziarie nella ricerca contro il doping. Destinatari di tali finanziamenti sono stati principalmente Università, Enti di ricerca, ed Aziende sanitarie locali.

La ricerca ha approfondito anche aspetti socio-sanitari, ampliando così le conoscenze del fenomeno doping soprattutto riguardo gli aspetti motivazionali che portano i giovani ad assumere sostanze dannose per migliorare le performance sportive.
Le parti si sono, inoltre, impegnate a condividere i dati in loro possesso sul doping al fine di creare banche dati comuni che possano fornire informazioni più complete sul complesso fenomeno.
L'atto di Intesa si presenta, quindi, come uno strumento utile per tutelare la salute di tutti i praticanti le attività sportive, utilizzando al meglio le risorse attualmente disponibili.

Redazione Ministerosalute.it - 16 ottobre 2007